Lamento d’una fanciulla zitella

       

Cosi, era sempre la sua vita.

Con sguardi e risi d’altrui,

senza piu` speranze, in questa vita

con tutti i sogni ormai perduti.

 

La sua vita era incompleta !

Qual’e`la cosa che gli mancava?

Come in’una via senza  meta,

lei si trovava.

 

Tanta voglia, d’amar aveva.

(E` triste! di dirlo, che non’era bella.)

Tutti i libbri d’amor lei conosceva...

 Ed’ecco. Il lamento, d’una: “zitella”.

 

...Crescei da sola, rinchiusa nella stanza.

Senza qualcuno, che parlar potessi.

senza un’amore, che mi: “avanza”.

senza una mano, che mi accarezzi.

 

 Paura? tanta c’era in me`.

Di dare uno sguardo a chi non: “posso!!”

Dovrei dare dei perche`.

E poi prendere botte a piu` non posso.

 

Piangere o strillare? non potrei anche. Dentro di me stessa, io soffrivo.

Avevo paura delle: “valanghe”,

che molto spesso io prendevo.

 

Eh! tu uomo, che passi sotto, il mio balcone.

Non osi dare, in su` uno sguardo?

E vedere me nella mia prigione !

Hai paura di non fare: “gabbo”?

 

Ho! gente, che di me tu ridi.

Non prendertela la bega, di come io cammino?

Inciampo e mi riprendo. Ho! mio Dio, (che nessun mi vidi!?).

Legata con fili sono, come ad’un: “burattino”.

 

Suoni, d’amor di notte per strada,

che il mio cuore mi rallegravano.

Ma per me? non’era quella: “parata”.

Eran suoni che si allontanavano.

 

Gli anni passavano su di me`,

nella mia cella sempre sola.

Chiedendo, a Dio il perche`

e che mi da` la forza e che mi consola.

 

Cosi mi trovo ancora qui.

Sempre piu` ruvida, e` la mia pelle.

Ad’aspettare, con pazienza quel di`

che mi porta sopra verso le stelle.

 

Solo cosi: “evadero`” questa mia prigione.

Ed’assaggero` la mia liberta`:

Attraversero`: “strade e monti”.

Anche, s’e` tardi ormai sara`.... 

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Dedicata alla donna che noi tutti

chiamavam “Zitella”.

E a tutte le donne che violenza subbirono.

E subbiscono.

 

 

8/2/2007

 

Saverio Raccosta