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Messignadi

Messignadi è un centro abitato di circa 1.200 abitanti, frazione del comune di Oppido Mamertina, nella provincia di Reggio di Calabria. Le sue origini risalgono probabilmente alla Magna Grecia. Nel tempo il nome ha subito alcune variazioni; tra quelle note: MassinadoMessiniadeMesoignadi,Mesignade. L'etimologia deriva forse dalla parola greca Μεσσηνίάδoς (della Messenia), per cui si potrebbe pensare che sia stata fondata dagli antichi messeni, provenienti dalla Messenia, regione del Peloponneso, e inizialmente insediatisi a Zancle, l'antico nome di Messina, intorno al V secolo a.C. È altresì possibile che il nome Messignadi derivi dalle due parole greche μεσόω e ναιαδi, letteralmente:<che sta in mezzo alle Naiadi>, divinità mitologiche, ninfe delle sorgenti; infatti Messignadi nell'antichità era circondata da corsi fluviali. Dei periodi greco, romano, e bizantino non rimane alcuna memoria. Tra gli anni 1050 e il 1064 Messignadi viene menzionato in alcuni contratti di compravendite e donazioni siglati nel territorio di Oppido. Lo storico frate Giovanni Fiore da Cropani (1622-1683) nella sua "Calabria Illustrata" scrive che Mesignade ha avuto origine dalle colonie fuggitive delle città distrutte da' mori. Nel XIII secolo, sotto il regno di Carlo D'Angiò, Messignadi faceva parte del feudo di Oppido con Boemondo barone (+ ante 1290, cavaliere di Oppido, signore di Oppido, Barapodo, Papanico, Lecodrapano, Massinado, Verminico, San Vito, confermato dal re Carlo I d'Angiò nel 1273). Nel 1513 il cardinale Bandinello Sauli, vescovo di Oppido e Gerace dal 1509 al 1517, vi fondava il convento domenicano, i cui ruderi sono ancora oggi visibili in contrada Filesi (oSpilinga) e la cui chiesa era dedicata a santa Maria della palomba. Nelle cartografie del XVI e XVII secolo figura come località strategica posta al centro di importanti crocevia. Con il terremoto del 1783, detto il flagello, fu in gran parte distrutta, ma la sua rinascita avvenne in breve tempo. Nel 1799, quando fu istituita la Repubblica Partenopea, faceva parte del dipartimento dellaSagra con sede a Seminara. Dal 1588 si fregiava del titolo di universitas e poi comune, fino al 1854 quando, da comune del Regno di Napoli, divenne frazione di Oppido. Il paese subì gravi danni nel terremoto del 1908, a causa del quale vi furono due morti e trentaquattro feriti; i due palazzi più alti del paese, uno della famiglia Lando e l'altro dell'arciprete Schiava, crollarono rovinosamente. Nella ricostruzione successiva al terremoto le nuove case furono costruite nella regione Nucari, ad est dell'abitato, e nelle aree pianeggianti verso Varapodio; si vide, inoltre, il sorgere di nuovi edifici storici, come la chiesa parrocchiale di san Nicola di Mira e la piazza Salvatore Rosa, dove precedentemente si ergeva un piccolo tempio dedicato alla Madonna, andato distrutto.



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