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Cattedrale Santuario

La cattedrale di Oppido Mamertina è la sede della cattedra del vescovo e in quanto tale è la chiesa madre della diocesi di Oppido Mamertina-Palmi. Dedicata a Maria Assunta, è tra gli edifici sacri più grandi della Calabria e con i suoi 33 metri primeggia su tutti in altezza. Il campanile (non ancora del tutto completato), costruito su progetto dell'ingegnere Pasquale Epifanio auspice il vescovo Mons.Domenico Crusco che, nel settembre del 1997, pose la prima pietra, domina la piana di Gioia Tauro coi suoi 50,10 metri di altezza ed è, presumibilmente, la costruzione più alta della Calabria. La cattedrale fu ricostruita su progetto di Ettore Baldanza, in stile neoclassico, dopo il devastante terremoto del 1908.

Le origini della cattedrale di Oppido sono, ovviamente, parallele a quelle della diocesi. Le prime notizie risalgono all'anno 1045, come testimoniano le pergamene greche tradotte dal Guillou, quando alcuni cittadini fecero donazione di immobili al vescovo; per cui si presume, evidentemente, che la nascita della diocesi e quindi della cattedrale sia avvenuta prima di quell'anno.

Ad Avignone, nell'anno 1351, l'arcivescovo di Reggio Pietro ottenne, da papa Clemente VI, il permesso di concedere un'indulgenza di quaranta giorni in occasione di alcune feste, al fine di raccogliere elemosine elargite dai fedeli ed utili alla ristrutturazione della cattedrale di Oppido all'epoca consacrata alla "Gran Madre di Dio" (Θεοτόκος) e il res Il titolo di arciprete della cattedrale, nella persona di tale Girolamo d'Alessio, emerge con chiarezza nell'anno 1536 e nella scala gerarchica occupava il quinto posto, come emerge esplicitamente nell'anno 1648. Il vescovo Andrea Canuto nella relatio nel 1596 dice chiaramente che la cattedrale di Oppido aveva un suo capitolo e ne faceva parte un arciprete, ponsabile era il protopapa (molti atti della cattedrale, infatti, sono sottoscritti da tale Nicola protopapa di Sicilia). Ancora oggi l'arciprete di Santa Cristina d'Aspromonte, nella stessa diocesi, si fregia del titolo di protopapa, probabilmente retaggio del periodo bizantino. Il titolo di arciprete della cattedrale, nella persona di tale Girolamo d'Alessio, emerge con chiarezza nell'anno 1536 e nella scala gerarchica occupava il quinto posto, come emerge esplicitamente nell'anno 1648. Il vescovo Andrea Canuto nella relatio nel 1596 dice chiaramente che la cattedrale di Oppido aveva un suo capitolo e ne faceva parte un arciprete, segnala poi alla Santa Sede, che la chiesa, di antica costruzione e consacrata a nuovo culto, era stata, per suo volere, ristrutturata ed abbellita (è evidente che parlando di nuovo culto nella suddetta relatio ad Limina, il vescovo Canuto abbia inteso riferirsi all'abolizione del rito greco avvenuta nel 1482). In una relatio di mons. Montano del 1634 emerge che, anteriormente a tele anno, all'arciprete veniva affidata anche la cura della parrocchia di San Nicola de medio, che veniva unita in perpetuo all'arcipretura. Si spiega cosi il perché la Cattedrale sin da tempi remoti è stata sede di una parrocchia e l'arciprete parroco della stessa.

Nel 1607 il vescovo Giulio Ruffo, in una relatio, dichiarava che la sua cattedrale appariva ampia e bellissima, ma lamentava la penuria di testi sacri, vasi e suppelletti.

Da alcuni documenti del 1634 affiora che la Cattedrale era intitolata alla Beata Vergine Annunziata dall'Angelo; in verità, la cattedrale era ed è intitolata all'Assunta anche se col tempo quest'ultima aveva perso il fervore popolare a favore dell'Annunziata attuale Patrona della città di Oppido Mamertina e di tutta la diocesi.

Nell'anno 1655 da altra relatio si appura che la cattedrale era stata consacrata poco tempo prima dal vescovo Montano che la aveva dotata di campane più grandi e nel 1666, durante l'episcopato di mons. Parisio, la stessa veniva definita assai ragguardevole per la sua grandiosità.

Il vescovo Fili poi, tra la fine del XVII secolo e gli inizi del XVIII, provvedette ad effettuare ulteriori manutenzioni nella chiesa, anche se da Lui definita decenter ornata; provvedette infatti ad illeggiadrire le cappelle dell'Annunciazione e di San Sebastiano con archi di marmo, fece spostare l'organo in luogo più ampio ed arricchì la porta maggiore con lastre in marmo. Dispose poi che il Sacro Sinassario venisse spostato nella Cappella dell'Annunciazione e l'immagine della veneratissima Madonna Annunziata fu collocata nell'altare maggiore, quest'ultimo impreziosito con 4 grandi colonne di marmo composte con mosaico, per dare più larga comodità ai numerosi fedeli che si riunivano in preghiera davanti alla sacra effigie. Arricchì le dotazioni della cattedrale con 6 candelabri con impressa l'immagine del Crocefisso, le tavole del Vangelo, dei Giudici e di San Giovanni fuse in argento, 6 calici e 2 lampade anch'esse in argento.

Altri capitoli si aprirono per la cattedrale negli anni a venire con i vescovi Perrimezzi, Vita, Mandarani, ognuno dei quali, quasi a non voler essere da meno rispetto al predecessore, si prodigò per dare il via a nuove opere ed ulteriori manufatti, fino all'ultimo vescovo della vecchia Oppido mons. Spedaliere, che si disse morto di crepacuore per la distruzione della città e quindi della cattedrale a causa del tremendo terremoto del 1783.

 

SANTUARIO MARIA SANTISSIMA ANNUNZIATA

 

15 agosto 2013. Questa è una data storica per la chiesa madre della diocesi, infatti il vescovo mons. Francesco Milito ha conferito alla chiesa che ospita la sua Cattedra il titolo di Santuario Mariano in onore di Maria SS. Annunziata Patrona della città di Oppido Mamertina e diocesi. Il vescovo ha dedicato una struggente preghiera di ringraziamento alla Vergine e ha fatto dono di una teca di cristallo contenente una rosa d'oro e un proiettile disarmato; questo uno stralcio della Sua invocazione:

« "Da oggi, in questo luogo, di attesa e di ascolto, di preghiera e discernimento, di oasi di silenzio e di contemplazione, di sguardi amorosi e di messaggi di grazia, con rinnovato e più intenso trasporto, nell'affidamento più completo, vogliamo metterci alla Tua scuola perché, guidandoci alla scoperta, progressiva e piena di stupore, di quel prodigio che è l’uomo, dal primo istante nel grembo della madre al primo istante nel seno dell’eternità, sviluppiamo un senso profondo e fattivo di gratitudine, diventandone custodi e difensori. A segno e memoria deponiamo ai Tuoi piedi, perché ce ne ricordi l’impegno, una rosa d’oro e un proiettile disattivato. Accanto nella stessa capsula di vetro, ci ricordino continuamente i due opposti sentimenti, – l’amore e l’odio –, che attraversano la storia del mondo e dell'uomo pegno e fondamento della sua salvezza o della sua perdizione»



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