A cura di Sergio Bissoli
Il nostro progetto è diffondere fra il pubblico le opere dei grandi
Poeti sconosciuti e dopo il precedente incontro col poeta svedese
Erik Axel Karlfeldt, ecco adesso un poeta italiano:
Geppo Tedeschi.
Figlio di Giosafatte Tedeschi (anch'esso poeta
assai lodato in vita e brillante conferenziere, s'impose
all'attenzione dei critici per aver, primo, effettuato la traduzione
dei Fiori del male di Charles Baudelaire) e di
Carmelina Tedeschi, poeta futurista ed ermetico,
amico di Marinetti e di Boccioni,
nacque a Tresilico (RC) il 11 agosto 1907, morì a Roma nel marzo del
1994.
Ha conseguito molti quotati premi nazionali e internazionali. Il suo
nome è presente in varie storie letterarie e le sue composizioni
figurano in diverse antologie scolastiche. Alcune sue liriche sono
state tradotte in inglese, tedesco, francese, portoghese, spagnolo e
giapponese. È anche pittore.
Alcune opere edite: Il Golfo di Genova, La terra dei vivi (Genova
1932); Un saluto (Messina 1933), Il Golfo della Spezia (1933),
Idrovolanti in siesta sul golfo di Napoli (Napoli 1938), Corti
Circuiti (pref. di Marinetti-Lanciano 1938), Il suonivendolo 8pref.
di A. Baccelli-Lanciano 1939), I canti con l'accelleratore (
Lanciano 1940), Gli adoratori della Patria (pref. di Marinetti
Lanciano 1941), Ruralismo calabrese (Faenza 1942), Liriche
epigrafiche (pref. di G. Lipparini-Milano 1951), Rosolacci tra il
grano (Milano 1952), Canne d'organo (pref. di Lipparini-Milano
1957), Zufoli sul colle (Roma (1959).
Le sue straordinarie poesie sono state definite surreali, futuriste,
ma in realtà Geppo Tedeschi possiede un genere
tutto suo che non assomiglia a nessun altro.
Una poesia non è sufficiente per apprezzare l’opera di un Poeta,
però serve come introduzione. In seguito pubblicheremo altre poesia
di Tedeschi.
IL FALEGNAME UBRIACO
Ieri sera
vidi laggiù,
sotto un’arcata blu di cielo,
il vecchio falegname
che ubriacatosi col mosto
di un tramonto di agosto,
voleva liquefare
col fuoco di una lucciola, la colla.
Poi, nel ripassare,
lo rividi inchiodare sbadatamente,
pezzi di notte
e di luna cadente.