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STORIA DELLA NONNA Vai via da lì! Era così che la mia nonna litigava con noi. Dopo di pulire le mane nel grembiule, lei veniva con un pezzo di pane caldo, che frettava, fra le mane. Lei è stata, senza dubbio, il mio primo legame con l’Italia. Le storie che raccontava, le difficoltà della sua famiglia, quando qui sono arrivata, le canzone che cullavano la gente... (quante volte abbiamo dormito sentendo “Quel Mazzolin di Fiori”o “La Violetta”), e il suo accento, mi ha reso conto, cosa è sentire il vero sangue italiano nelle vene. -Nonna, sono andato difronte del commerciante e lui ha detto: vai via, italiano!! -Perché, nonna? Non è buon essere italiano? -Vieni qua! Non ti freghi! Lei diceva, aggisutando i suoi capelli. Dopo sedere e spingere con i piedi suoi ciabatte, lei ha raccontato la storia che non ho dimenticato mai più. “Nostro popolo è stato sempre lavoratore, allegro, religioso e responsabile, però, è avuto una epoca che la difficoltà di sopravvivere era tanta, che la migliore soluzione è stato lasciare la nostra terra e “fare l’America”. La nostra gente aveva tanta voglia di migliorare la vita della famiglia, che imbarcavano nei navi e soffrivano più di un mese, fino arrivare al destino.” “Quando io e tuo nonno cantiamo “Merica,Merica”, stai attento in un verso che dice: “Trenta sei giorni, di macchina e vapore, e in America, noi siamo arrivá”... Quando ho visto i suoi occhi pieni d’aqua, che lei ha seccato con il grande grembiule, sono sato sconcertato, perché, non capiva quel tipo d’emozione. “Quando siamo arrivati in Brasile, io avevo 8 anni, però, mi ricordo di tutto, io prendevo con forza, le mane della mia mamma e i miei fratelli, prendevanno la giacca del mio papà. “La nostra famiglia è venuta in Brasile, però, gli altri italiani si spargliarono per il mondo. Come loro stanno adesso? Dio lo sà!” “Il nostro popolo è molto forte e aiutarà questo paese a crescere molto. Sono sicura ! Per questo, nella prossima volta, dica al commerciante, al proprietario del mercato, ai vicini, a tutti, che tu sei italiano,sì! Con molto onore!” Quelle parole della mia nonna, non ho dimenticato, mai più. Essere discendenti di italiani, mi onore tanto, come essere onesto, mi orgoglia, dello stesso modo che sono detto buon figlio, buon marito e buon padre. Avere la genetica italiana è un privilegio che porterò per sempre. Dentro del mio cuore, Brasile e Italia, ricevono lo stesso amore. Gli italiani che se spargliarono per tanti paesi, certamente, hanno ingrandito questi luoghi, con la loro disposizione per il lavoro, con la loro allegria e tradizioni, e soprattutto, con la loro fede. Solo qualcuno con il sangue italiano sa che l’Italia, è per noi, un gigantesco albero. Le sue foglie sono volati per lontano, portati per venti a destini imprevisti, però, nel fondo dell’anima, lo sappiamo dove sono le radici forti e il tronco (piede) poderoso che sono oriunde. Credo che integrare il popolo italiano sparso, è fondamentale, non lascialo dimenticare mai la sua culla (origine). Che i veri italiani sentano sempre “l’aure dolci del suolo natal”, come diceva l’immortale Giuseppe Verdi nell’ esplendorosa musica “Va Pensiero”. Integrarsi è fare parte di un tutto e compartire. È credere che saremo immortali se passare agli altri, tutto quello che abbiamo avuto la felicità di ricevere.. questa è la migliore forma di non lasciare sparire l’essenza e la pureza di un popolo nato in un paese, che è una dichiarazione d’amore della natura, un capolavoro del Creatore. “L’Italia indimenticabile”. Oggi, siamo cresciuti. Criamo le nostre famiglie. La mia cara nonna è scomparsa e ha portato di me, il pezzo più bello dell’Italia che ho avuto vicino a me. Nonna, tu sarai eterna nelle nostre vita, come eterno sarà il nostro ricordo dall’Italia. Grazie nonna! Grazie Italia!
“Dall’Italia, noi siamo partiti... siamo partiti, col nostro onore... trenta sei giorni di macchina e vapore... e in America noi siamo arrivà... Merica, Merica, Merica...” |