Il vecchio e il tiglio

Seduto sotto un’albero della piazza. 

   In un giorno caldo d’agosto.

   Mi saluto`, con un gesto della faccia,

   E mi fece largo per un posto.

Mi sedetti accanto a lui ,

   Sotto l’ombra di quel tiglio.

   Che rilassato fui,

   Dalla frescura e dall’odore “veglio”.

Ma, il giorno, lungo ancora era.

   Per stare seduto li e, non dir niente.

   Ad’aspettare il rinfrescar di sera

   Rilassato e paziente.

Cosi. Per rompere il silenzio tra noi. Io dissi:

   Beato fu, colui che quest’albero pianto`.

   Ma  non pote` vederlo. Non troppo “allungo” visse.

   Molti anni addietro... Se ne “ando` ”...

Ripiegandosi in’avanti. Sulle braccia s’appoggio`.

   Mi diede uno sguardo “malumbrato”

   E mi disse: che io niente so`!

   Che, “ ieri io sono nato! ”

Mi comincio` a raccontare una storia cosi lontana.

   Da quando, tutta la piazza era alberata .

   Dalla  rinnovazione della  fontana

   A quella  della grande “parata”.

Della gente che per bere si fermava

   Che, dalle campagne ritornando 

   Sotto quelle ombre si riposava.

   E poi la “bumbola riempiendo”

Mi continuo` a parlare dell’antico suo racconto.

   Di quel tiglio e del suo villano,

   Di come tutto era attorno.

   Nel nostro paese montano

Ma, seguirlo nel suo racconto. Per me era difficile

   Non riuscivo a sentir le voci e vederli

   Mi “sforzavo” nel pensiero, per far tutto facile

   E nella mia mente  immaginarli.

Rimanemmo li ancora un po`

      A parlar di quell’era antica.

   Ma, poi si alzo`,

   Appoggiandosi sul  bastone con fatica.

Una  smorfia fece, con il mento.

   E, qualcos’altro poi mi disse... E poi, mi saluto`.

   E con il suo cammino lento,

   Verso  casa si avvio`.

Lo seguii con i miei occhi per un po`

   E nel Sentir, quell’emozione dentro me

   Capi`! Di come la sua vita lo cambio`

   E, della  sua giovinezza che, lo abbandono`

Tant`altre volte lo rividi seduto li,

   Sotto quel tiglio e la sua ombra.

   Come, sulla garitta sta` la sentinella

   Affinche` non arrivi il suo cambio.

Quei ricordi, quelle voci  degli ambulanti

   Ancora oggi non riesco ne a vederli ne a sentirli.

   Troppo confusi appaiano nella mia mente

   E non riesco ad’immagginarli.

E tu! Che del tiglio, usufrirai!

   Ascolta tra i suoi rami il fischiar del vento?

   La sua voce ancora sentirai.

   Che ti ripete il suo racconto.

Se lui fosse. Del tiglio il giardiniere

   E, della fontana il suo piantone!?.

   Ci lascio` tutto a noi, per il lungo avvenire

   Affinche il turno non verra per il nostro testamento.

                                                                                                                                   

1 / 8 / 2007

Saverio Raccosta